SottoControllo: GatedCommunities & Cinema. La Zona.

Gated Communities e Comunità Ghetto, questo il tema del quinto incontro del ciclo Sotto Controllo che si è tenuto a Carrara Sabato 27 Novembre.

Massimo Leone, ricercatore (e docente) di Semiotica presso il Dipartimento di Filosofia dell’Università di Torino, ha spiegato cosa sono queste “comunità fortezza” e ha cercato di individuarne le cause e gli effetti sociali.

Le gated communities possono essere definiti enormi condomini in cui lo spazio transizionale, cioè quello che limita la zona pubblica del condominio dalla zona privata, è esteso enormemente. Appaiono infatti come veri e propri quartieri, ma recintati da filo spinato, videosorvegliati e controllati da una polizia interna privata.

La risposta alla domanda “Perchè le persone si auto-isolano in questi quartieri?” non è – come si potrebbe pensare – la paura della criminalità. Infatti dati statistici provano che i tassi di criminalità sono a volte maggiori all’interno che all’esterno delle gated community (questo perchè l’esistenza stessa della gated comminity dimostra che all’interno di quelle case ci sono beni preziosi da svaligiare, quindi attira i ladri). La vera risposta è che le persone che vivono in queste comunità non vogliono mischiarsi. E non vogliono sorprese uscendo di casa. A questo serve l’estensione dello spazio transizionale: a sapere sempre chi e cosa incontreremo fuori di casa.

L’effetto che si ha è quello di creare un ghetto alla rovescia. Da maggioranza che opprime la minoranza che sta dentro a minoranza che opprime la maggiornanza che sta fuori (in condizioni socioeconomche sicuramente peggiori)… E poi vivere in queste comunità rende meno inclini alla conoscenza e interpretazione delle diversità: se il tuo spazio semi-privato si espande così tanto lo spazio pubblico diventerà espressione di ogni tua paura.

Ma la parte più interessante, a mio avviso, è stata quella in cui Leone ha collegato questo fenomeno alle interpretazioni letterarie e cinematografiche che ne sono state date. Due casi. Un libro, Running Wild (Un gioco da bambini) di J. G. Ballard e un film, La Zona di Rodrigo Plà.

Del libro non posso dirvi molto (lo leggerò e vi farò sapere) mentre il film è molto interessante, sia dal punto di vista “artistico” che per i contenuti.

La Zona è ambientato proprio in una gated community ed è interessante perchè esemplifica tutti i meccanismi che si creano in queste “isole”, soprattutto quelli relativi alla violenza che scaturisce dall’incontro con l’Altro.

Lo Stigma (come direbbe Goffman) che viene applicato indistintamente su tutto quello che non fa parte del chuiso mondo della comunità è fortissimo, e porta a sentimenti di odio profondi che sfociano nella volontà di farsi giustizia da soli.

Non voglio svelarvi troppo… Solo non è un film di quelli che si guardano mangiando pop-corn, ecco… 🙂

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~ di panopticalsociety su dicembre 2, 2010.

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