SottoControllo: Devianza, Criminalità & Controllo Sociale

•ottobre 12, 2010 • Lascia un commento

Come promesso, ecco il report del primo incontro del Ciclo SottoControllo.

Sabato 2 Ottobre 2010 Filippo Buccarelli ha presentato un’ introduzione sociologica ai concetti di devianza, criminalità e controllo sociale.

Buccarelli, docente di Sociologia della Devianza all’Università di Firenze, ha prima fornito una definizione generale dei tre concetti e ha tracciato poi una “storia” della devianza attraverso quattro chiavi di interpretazione che si sono succedute nelle scienze sociali.

Ogni società per sua definizione, ovvero come collettività che trasforma il proprio ambiente, ha in sé il germe della devianza.

Questo perché, in termini generali, in qualsiasi organizzazione la divisione del lavoro porta a posizioni di potere – alla distinzione tra il forte e il debole – che si trasformano in conflitti e quindi in “devianza”: questa è la posizione di chi non ha il potere e vuole apportare mutamento allo stato delle cose definita da chi il potere lo ha.

Più specificatamente la devianza è definita in sociologia come “un atto o atteggiamento di un attore individuale o collettivo che contravviene nel gruppo di appartenenza alle aspettative istituzionalizzate a partire da un insieme condiviso di valori e norme di condotta e al quale atteggiamento corrispondono un processo di stigmatizzazione, la formazione di un’etichetta e l’applicazione di sanzioni”.

La differenza tra devianza e criminalità sta nel fatto che la prima contravviene ad una norma sociale, la seconda ad una norma specificatamente giuridica.

Esistono quattro macro-chiavi di lettura sul fenomeno che si sono succedute storicamente.

La prima chiave di lettura della devianza è quella della scuola classica, elaborata nel periodo illuminista.

Secondo questa scuola l’uomo, che è razionale, edonistico ed utilitarista, nel deviare compie un calcolo costi-benefici, devia quindi perché gli conviene nel confronto con altre alternative di condotta.

Per questo la responsabilità è solo sua, individuale, e la pena deve rappresentare un deterrente all’atto deviante; queste posizioni sono state riprese negli anni ‘80 dalle politiche di tolleranza zero di Reagan e della Tatcher.

La seconda chiave di lettura è quella della scuola positiva, il cui esponente più famoso è Cesare Lombroso.

Per questa scuola l’uomo è socio-determinato e bio-determinato: la devianza deriva da disfunzionalità organiche (forma del cranio, mancinismo) o ambiente sociale problematico.

Al contrario della scuola precedente la responsabilità non è dell’individuo, che è determinato da fattori esterni alla sua volontà, e la pena per questo è intesa come una cura per quelle disfunzionalità.

La terza chiave di lettura è quella compiutamente sociologica: il paradigma macro della devianza.

Qui l’uomo è socializzato: è immerso in sistemi culturali coerenti.

Sono quindi i conflitti dentro questi sistemi culturali o le disuguaglianze sociali – fattori insomma che turbano il sistema di valori dominante – che sono causa della devianza.

La pena è conseguentemente intesa come risocializzazione e riadattamento a quei valori dominanti.

Infine l’ultima chiave di lettura è quella sociologica micro.

L’uomo è un attore cognitivo immerso in situazioni interattive, la sua identità è socialmente costruita.

Per questo si afferma che la devianza è appresa e trasmessa a partire dallo sguardo altrui, perché nell’interazione ogni attore prima di agire controlla ciò che l’altro si aspetta da lui e si conforma alla visione dell’altro della sua identità.

Per esempio, nell’istituzione carceraria il carcerato impara la sua identità attraverso le sue interazioni con altri detenuti o secondini che lo trattano come tale.

Ma la nostra interazione spesso non è “spontanea” ma guidata da stereotipi e categorie che ci sono trasmessi da imprenditori morali che riflettono la posizione degli apparati ideologici e repressivi o comunque dominanti: per questo si cristallizzano etichette che l’interazione accetta acriticamente e si fatica a cambiare.

E’ seguito un interessante dibattito, il cui contributo più rilevante secondo me è stato constatare che provando a ridurre l’influenza di quel potere costituito sulla creazione delle etichette che usiamo quotidianamente nell’interazione, recupreremmo una spontaneità. Questo però non significa non usare stereotipi (che è anzi una cosa normale) ma quantomeno non accettare senza riflettere quelli che ci sono imposti.

E secondo voi, qual’è la chiave di lettura più calzante?

A presto per il secondo incontro…

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SottoControllo – Ciclo di incontri sul Controllo Sociale

•settembre 18, 2010 • 2 commenti

Vi presento un evento che ho contribuito ad organizzare e che seguirò con Panopticon: un ciclo di conferenze sul controllo sociale.

Se siete in zona Apuana vi consiglio di partecipare, se vi interessa ma è troppo lontano per voi continuate a leggermi… Scriverò un post dopo ogni evento.

Questa è  presentazione ufficiale:

“L’Associazione Biblioteca Archivio Germinal si propone di organizzare un ciclo di incontri sul tema del controllo sociale nelle sue varie sfumature: dalla definizione nelle scienze sociali al suo concretizzarsi nella storia, nella gestione del territorio, nell’architettura, nelle nuove tecnologie e nelle politiche pubbliche.

L’evento si svilupperà attraverso una serie di incontri in cui saranno invitati a parlare studiosi della materia e comitati, a cui seguiranno dibattiti relativi all’argomento trattato di volta in volta.

Il ciclo avrà inizio con l’intervento del Prof.re Filippo Buccarelli, docente di Sociologia della Devianza all’Università degli Studi di Firenze, che introdurrà i concetti fondamentali di devianza e criminalità, controllo sociale e repressione.

Nelle conferenze che seguiranno si vedrà come questi concetti si concretizzino in vari aspetti della vita sociale:

Natalia Caprili, dott. In Filosofia,  esporrà la sua tesi di dottorato nell’intervento sul controllo sociale in tempi di rivoluzione.

Il suo contributo verterà sul problema della “sociabilità” femminile durante la rivoluzione francese.

Il controllo realizzato attraverso le politiche urbanistiche, prendendo in esame il caso eclatante dell’Aquila, verrà trattato dall’ Arch. Georg Frisch, curatore del libro “L’Aquila. Non si uccide così anche una città?”.

Per quanto riguarda il controllo delle “nostre” città, parteciperà il Dott. Davide Calenda, ricercatore presso l’Università degli Studi di Firenze, che tratterà dei concetti di sorveglianza e videosorveglianza, fenomeni in crescita anche in Italia, per illustrare come queste pratiche siano sempre più frequenti nella nostra vita, dal pagamento tramite carta di credito ai chip nelle tessere magnetiche, alle videocamere “biometriche”.

Il Dott. Massimo Leone, ricercatore all’Università degli Studi di Torino, interverrà sul fenomeno delle Gated Communities e Comunità Ghetto, compiendo un’esplorazione semiotica tra realtà sociale, letteratura e cinema.

Grazie al contributo del Comitato Verità e Giustizia sarà affrontato il tema delle morti in carcere, fenomeno che nel nostro paese è stato scoperto dall’opinione pubblica solo negli ultimi anni in seguito ad alcuni episodi clamorosi, e che vuol far riflettere sul concetto della pena carceraria, sulle condizioni delle nostre carceri e sul modus operandi della polizia italiana.

Marco Rovelli, scrittore e cantautore, esporrà le sue ricerche sull’immigrazione in Italia e i suoi drammatici risvolti, come il lavoro servile e le strutture di controllo quali i CPT e i CIE. Il titolo del suo intervento sarà: “A cosa serve produrre clandestini? A produrre servi.”

Il Giornalista di Peace Reporter Luca Galassi infine tratterà delle politiche securitarie nelle banlieues parigine a distanza di sei anni dalle rivolte violente delle periferie.”

Nella pagina “Sotto Controllo – Ciclo di incontri sul Controllo Sociale” (nella barra a destra) trovate la locandina, le date e la location.

A presto, sicuramente qua ma speriamo anche dal vivo… 🙂

Sicuri di essere Insicuri. E viceversa. (Ilvo Diamanti – Festival della Mente, Sarzana)

•settembre 7, 2010 • Lascia un commento

Sabato sono andata al Festival della Mente di Sarzana per ascoltare una conferenza di Ilvo Diamanti sulle tematiche della sicurezza e della sua percezione; tenuto conto che per me sono argomenti stra-noti è stato abbastanza interessante, e così ho pensato di scrivere qualcosa per voi.

L’insicurezza è la conseguenza della centralità del tema securitario.

Per Diamanti la sicurezza e l’insicurezza sono fondamentalmente processi creativi – cioè costruzioni sociali – la cui definizione non rimane fissa nel tempo ma cambia a seconda del periodo storico e del significato che assumono per le persone.

Così se la sicurezza prima degli anni novanta era legata al lavoro, al futuro e alla comunità oggi si è individualizzata e presentificata, incarnandosi esclusivamente nei problemi della criminalità e dell’immigrazione. E’ dettata dalla percezione personale più che da quella sociale, riguarda solo la dimensione individuale e presente.

Quali possono essere i motivi di questo slittamento?

Sicuramente non un aumento reale del rischio dell’incolumità fisica dei cittadini: non cresce l’insicurezza personale ma la sua percezione.

Una risposta può essere quella politico-mediatica, ovvero la televisione e più in generale i media alimentano cicli di insicurezza e paura (soprattutto nel periodo della campagna elettorale) in una determinata fascia di cittadini-elettori: le persone sole, le donne, le casalinghe e gli anziani.

In questo modo la paura spingerebbe a votare per gli schieramenti di destra, tradizionalmente forniti di una sensibilità maggiore per i temi securitari.

L’effetto di agenda-setting quindi spingerebbe i cittadini a considerare più rilevanti i temi maggiormente trattati dai media; nello specifico l’attenzione all’insicurezza porterebbe a considerare più importante questo tema e a votare per quegli schieramenti a cui questo è legato.

Diamanti però considera giustamente il fatto che i media hanno criteri autonomi per scegliere la rilevanza delle notizie: è vero che la destra preme per imporre il tema securitario ma è anche la moderna logica dei media che spinge per la selezione di notizie che le possano in primo luogo portare profitti.

Un’altra risposta è quella per cui è la globalizzazione, annullamento spazio-temporale, che ci rende insicuri. E’ finito il tempo in cui avevamo il beneficio dell’ignoranza, c’è uno squilibrio tra le molteplici e globali fonti di angoscia e la nostra scarsa capacità di controllarle.

Come scarsa è la capacità di controllo delle politiche pubbliche nazionali. Gli stati nazionali hanno a che fare con problemi globali, allora le paure vengono inventate e catalizzate sull’ Altro.

E’ facile che l’Altro faccia paura, come è facile “neutralizzarlo” e sentirci più sicuri. Scegliamo di temere qualcosa che è facile controllare. Le politiche securitarie hanno questa doppia funzione, ci rassicurano e ci spaventano in un circolo vizioso senza fine.

La militarizzazione, la videosorveglianza… Sono dispositivi che rimuovono e moltiplicano al contempo la paura.

La tesi fondamentale di Diamanti è quindi che abbiamo bisogno di insicurezza per sentirci sicuri.

E questo conferma il carattere di costruzione sociale che questi fenomeni hanno nella nostra società, costruzione creata sì dalle persone ma sempre più spesso da imprenditori della paura che cercano con questa di ottenere consenso.

L’insicurezza è quindi una sorta di lato oscuro, un bisogno inespresso, latente e represso che ci può infine portare a sentirci sicuri.

La speranza di Diamanti è quella di tornare ad una sicurezza sociale, ma i più pessimisti (come me) non vedono prospettive politiche che possano realisticamente portare a questo obiettivo…

detersivi geolocalizzati?

•agosto 10, 2010 • 2 commenti

Non mi sarei sinceramente aspettata che il fenomeno della geolocalizzazione fosse arrivato a tanto; invece leggo che in Brasile si prepara una nuova campagna di marketing basata proprio sulla localizzazione tramite GPS.

Di cosa sto parlando?

Del fatto che verrà nascosto un chip in alcune confezioni di detersivo, e che questo permetterà a delle “squadre” di raggiungere l’ignaro consumatore dovunque esso sia per consegnargli un premio.

Tralascio l’ironia probabilmente inconsapevole degli ideatori, che hanno pensato bene di regalare delle videocamere ai fortunati vincitori, e vengo alle problematiche più importanti che si celano dietro questa pratica.

Ho già parlato in questo blog dei social network che si basano sulla geolocalizzazione, ovvero sulla comunicazione da parte dell’utente in tempo reale della propria posizione geografica, e avevo già espresso le mie perplessità su questo volontario localizzarsi.

Ho anche scritto che spesso scambiamo i nostri dati personali con vantaggi economici da parte di aziende. Lo facciamo con le tessere di fidelizzazione e con i buoni sconto nominali, lo facciamo inconsapevolmente certo, ma almeno mettiamo la firma, un gesto simbolico che ci ricorda che sta avendo luogo uno scambio.

In questo caso invece non c’è alcuna volontarietà, nessun consenso a far conoscere un dato sensibile come la posizione geografica; il consumatore verrà pedinato, e le foto della “caccia”, dell’abitazione e dello stesso vincitore saranno messe on-line!

Il fatto che tutto questo sia arrivato ai detersivi mi inquieta, sia per il fatto che è la tecnologia utilizzata è diventata alla portata di qualsiasi grande azienda, sia perchè l’esistenza di campagne di marketing come questa significa inesistenza di una vera cultura della protezione dei dati personali.

Voi accettereste tutto ciò, in cambio di una videocamera?

 

un libro per l’estate dei panottici (Sorveglianza & Società)

•luglio 20, 2010 • 1 commento

Dopo una lunga assenza – dovuta prima alla preparazione di vari esami e dopo a qualche giorno di svuotamento di cervello – voglio consigliarvi un piccolo libro per l’estate (ma nemmeno in estate ti leggi un romanzo, direte…) sulle tematiche della sorveglianza.

Il libro si chiama “Sorveglianza e Società”, è curato da Davide Calenda e Chiara Fonio e contiene saggi scritti dai cinque ricercatori appartenenti al Gruppo Italiano di Studi sulla Sorveglianza più un contributo di David Lyon.

Lo consiglio soprattutto a chi si vuol fare un’idea sui vari aspetti che sono insiti nel concetto di sorveglianza – dalle definizioni teoriche ai casi pratici – ed è la stessa struttura dei saggi che rispecchia questa volontà di andare dall’universale al particolare.

Voglio darvi alcuni input, sperando che i passaggi che hanno interessato di più me possano essere uno stimolo anche per voi.

La sorveglianza è definita come l’attenzione specifica e sistematica ai dettagli personali per finalità di potere, management, protezione e controllo. Questa è antica come il mondo, la modernità l’ha routinizzata e sistematizzata, caratteristiche che la rendono sempre più pervasiva nella nostra vita quotidiana.

La sorveglianza è questione di visibilità, non solo nel senso di quello che si vede ma di quello che è rilevante, è questione di inclusione ed esclusione. La distribuzione sociale della visibilità dà potere o controlla; è la direzione dello sguardo che crea i rapporti di forza nella società.

Anche per questo la sua caratteristica è l’ambiguità.

L’ambiguità sta nel controllare e proteggere, nel dare opportunità e nel tarpare le ali. E’ una caratteristica di ogni strumento quella di non essere nè buono nè cattivo di per sè, e anche la tecnologia della sorveglianza risente di questa dualità che ritroviamo nei singoli temi trattati nei saggi.

Nel mondo online, nel divertente universo dei social network che ci danno la possibilità di comunicare ed esprimerci ma contemporaneamente ci rendono numeri, profili e dati da vendere agli inserzionisti.

Nella personalizzazione su internet, che incrementa l’utilità delle risorse di rete per l’utente imparando dalle sue azioni passate. Porta a più libertà di scelta o ci fa correre su binari già tracciati?

Nelle politiche di sicurezza europee in generale, è sempre vero che “sorveglianza + controllo = sicurezza” ?

E nella videosorveglianza in particolare, ci sentiamo più sicuri perchè abbiamo le telecamere o queste ci indicano un luogo poco sicuro da marginalizzare? E chi sta dietro l’occhio di vetro, ci giudica tutti uguali o agisce in base a pregiudizi culturali?

Insomma, se tutto questo vi dà da pensare (anche se è Luglio), è il momento di leggervi questo librino. Se poi ne uscirete con più dubbi e meno certezze, vorrà dire che il terreno è fertile per piantare anche dell’altro… 🙂

Buone vacanze!

Au Lecteur (tirando le somme)

•giugno 13, 2010 • 5 commenti

Sono passati più di tre mesi da quando ho iniziato a scrivere questo blog, era da molto che volevo farlo ma non avevo mai trovato la spinta, l’occasione.

L’occasione è venuta dagli “assistenti” di un corso della mia università (Teorie e Tecniche dei Nuovi Media) che ci hanno proposto di aprire un blog su un tema a nostra scelta per familiarizzare con le dinamiche del web 2.o.

Devo ammettere che ero un po’ scettica, sia per l’argomento che avevo scelto (che mi sembrava molto specifico e di poco interesse, quindi non adatto ad un blog) sia per la difficoltà di trovare sempre nuovi post da scrivere sia perchè non credevo proprio di riuscire ad avere interazioni e commenti!

E invece… E’ andata molto meglio di quel che pensavo!!

In questi tre mesi ho scritto 12 articoli, passando da considerazioni più “sociologiche” a film, dai social network alla normativa in materia di videosorveglianza agli autovelox spaziali…

Ho ricevuto più di 20 commenti, molti dagli altri ragazzi del corso o da miei amici ma altri anche da “sconosciuti”,  a volte con qualche venatura di spam ma altre volte veramente interessati all’argomento come Federica che si sta laureando su questi temi!

Più di 800 persone sono passate da qui, per caso oppure cercando e trovando quello di cui avevano bisogno.

Sono molto affezionata a Panopticon, ora che l’esame è vicino (non solo questo esame purtroppo!!) e anche l’estate è alle porte (menomale!) magari scriverò meno, ma non lo abbandonerò…

Continuate a leggermi e ad interessarvi!!

Cecilia

[ Un ringraziamento particolare a Luca e Paolo (gli assistenti) e Serena e Mattia (gli altri blogger del corso), grazie per l’aiuto, il sostegno, i commenti e l’amicizia! (…ora piango!!) 🙂 ]

Diaspora?

•giugno 4, 2010 • 4 commenti

In queste settimane si è sentito parlare di Diaspora, il social network che ancora non c’è ma che ha già fatto parlare di sè come la salvifica alternativa al crudele e malvagio Facebook.

I punti cardine del nuovo progetto sono tre: open source, decentralizzazione e privacy.

In pillole:

  • open source, quindi possibilità per gli utenti di modificare e migliorare il software.
  • decentralizzazione: ogni utente sarà padrone dei propri dati, infatti non esisterà un server centralizzato ma il social network sarà distribuito sui computer degli utenti. In alternativa, ci si potrà appoggiare ad un server proprio come sto facendo io con questo blog su WordPress.  “When you have a Diaspora seed (un account) of your own, you own your social graph, you have access to your information however you want, whenever you want, and you have full control of your online identity.”
  • privacy, ogni condivisione avviene tramite GPG (GNU Privacy Guard).

Mi hanno molto colpita alcune frasi che ho letto sul sito del progetto, significative della sensibilità che forse si sta venendo a formare dopo le ultime polemiche sulla privacy in Facebook, come:

“Diaspora, an open source personal web server that will put individuals in control of their data.

“We believe that privacy and connectedness do not have to be mutually exclusive. With Diaspora, we are reclaiming our data, securing our social connections, and making it easy to share on your own terms. We think we can replace today’s centralized social web with a more secure and convenient decentralized network.”

Insomma, sembra che il tema del controllo del proprio Io Virtuale – il nostro gemello on-line costituito dai dati che lasciamo in scia o divulghiamo – stia lentamente emergendo anche nel campo dei social network.

Per ora i finanziamenti di Diaspora sono stati 200.000 $ di donazioni; io non so se il progetto andrà in porto, se l’utente medio lo snobberà o se sarà solo un’altra notizia di cui ci dimenticheremo…

Spero solo che, se la cosa funzionerà, questi ragazzi non si facciano corrompere dal demone del business… 🙂